L’ Effetto FRAMING

effetto framing

L’effetto framing – o effetto cornice – indica l’idea che le scelte dipendono, in parte, dalla maniera in cui i problemi sono presentati. Ad esempio, immaginate di aver appena appreso di avere una grave malattia del fegato. Il vostro medico vi propone di sottoporvi a una delicata operazione chirurgica. Dopo aver reagito eroicamente senza neanche versare una lacrima, la prima cosa che fate è domandare le probabilità di successo. A questo punto supponete le seguenti due risposte:

R1) “Su cento pazienti che si sottopongono a questa operazione, novanta sono ancora vivi dopo cinque anni”

R2) “Su cento pazienti che si sottopongono a questa operazione, dieci muoiono entro cinque anni”

Se il vostro medico optasse per la seconda formulazione delle previsioni immagino che a quel punto vi alzereste, ora presi seriamente dal panico, e poche sarebbero le possibilità che accettiate l’operazione praticamente letale. Più probabilmente, invece, l’avreste presa in considerazione se il medico avesse evitato di menzionare i decessi.

Eppure l’informazione è la stessa. Quello che cambia è la formulazione di essa, il framing.

 L’effetto framing può trovare una spiegazione nella conformazione del nostro sistema cognitivo. Secondo l’ultimo libro del premio Nobel per l’Economia Daniel Kahneman il nostro sistema cognitivo e decisionale si compone di due parti: una veloce, spontanea, rapida e inconsapevole; l’altra lenta, controllata, meditata e ligia alle regole. La prima la chiama Sistema Intuitivo (1), la seconda Sistema Riflessivo (2).

Il sistema intuitivo è molto veloce, e questo è dovuto al fatto che opera a livello inconsapevole/inconscio mentre il sistema più riflessivo si caratterizza per la sua lentezza e “pigrizia”, ha cioè bisogno di una sollecitazione per essere attivato.

La semplicità con cui opera il Sistema 1, e la rispettiva “reticenza” del Sistema 2, fa sì che la maggior parte delle decisioni che prendiamo quotidianamente siano spontanee, automatiche, impulsive.  Ogni giorno siamo sottoposti a decisioni – piccole o grandi che siano – tra cui ci destreggiamo sperando fortemente di prendere quella migliore per il nostro benessere (lavorativo, affettivo, fisico,..). La quantità innumerevole di scelte che dobbiamo fare non ci permette di ragionarci a fondo ogni volta. Saremmo bloccati di fronte ad ogni bivio che ci si presenta: prendo il tram o la bici per andare a lavoro? Mangio una mela o un’arancia come frutta? Leggo Internazionale o il romanzo che ho cominciato ieri?

Di solito dedichiamo maggior tempo e spazio mentale a quelle che pensiamo essere decisioni di un certo peso: che università voglio frequentare? Compro l’ultimo modello dell’Iphone o vado una settimana a Londra? In quale azioni voglio investire i miei risparmi?

Al contrario – nella maggior parte dei casi – di fronte a più opzioni adottiamo regole pratiche ragionevoli che, però, possono portarci fuori strada. Siccome abbiamo più cose a cui pensare e, volenti o nolenti, la nostra attenzione è limitata, accettiamo le domande così come vengono poste, anziché cercare di capire se, a fronte di formulazioni alternative, daremmo risposte differenti.  In altre parole, siamo pungolabili.

E l’amministrazione stradale di Chicago ha saputo sfruttare al meglio questo aspetto. Leggete qui.

A Chicago, la costa del lago Michigan è percorsa dalla Lake Shore Drive, una delle strade urbane a grande scorrimento più panoramiche del mondo. C’è un tratto di questa strada che costringe gli automobilisti a fare una serie di curve molto pericolose. Molti sono stati gli incidenti – a volte anche mortali – dovuti al non rispetto dei limiti di velocità (25 miglia orari). La città ha deciso allora di adottare un pungolo per incoraggiare gli automobilisti a rallentare. Un pungolo che gioca su effetti illusionistici (quelli del settore li chiamano ‘illusioni cognitive’). All’inizio della curva pericolosa, dopo un segnale dipinto sulla carreggiata che avverte del più basso limite di velocità, sono state dipinte delle strisce bianche. Queste strisce non forniscono informazioni tattili (non sono, cioè, dissuasori di velocità), ma mandano agli automobilisti un messaggio visivo. Inizialmente si presentano a una distanza considerevole le une rispetto alle altre, ma via via che ci si avvicina alla parte più pericolosa si fanno progressivamente più vicine, dando la sensazione che la velocità di guida stia aumentando.

L’istinto naturale  è quello di rallentare. Eccovi la foto.

lake shore drive Chicago

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