Due comuni a confronto

campagna sociale

Da qualche tempo, passeggiando per le strade di Milano, è possibile imbattersi in cartelloni che riportano l’immagine che ho esposto all’inizio di questo Post. “Non porta fortuna, porta malattia: porta il sacchetto!”. In affissione dall’11 maggio per un mese, la campagna sociale milanese è promossa dal’Associazione MarcaSociale ed è diretta ai proprietari di cani che frequentano le aree verdi della città. Da uno studio condotto all’Università degli Studi di Milano, infatti, è risultato che su 48 parchi e aree canine analizzati a Milano e Provincia, 36 presentano parassiti gastrointestinali di origine canina. 3 parchi su 4, quindi, sono a rischio d’infestazione. E questo dato è la diretta conseguenza di una mancata raccolta delle deiezioni dei nostri amici a quattro zampe.

Sempre in Lombardia, a Bergamo,è invece possibile trovare in molte piazze, giardini e parchi pubblici, un contenitore che mette a disposizione sacchetti gratuiti per la raccolta delle feci canine. C’è anche un numero verde da chiamare in caso lo si trovasse vuoto. Anche a Milano è possibile trovare qualche cosa di simile, ma esclusivamente all’interno di alcune aree riservate ai cani e solitamente sono vuoti. A Bergamo, invece, questi recipienti si trovano al di fuori delle aree recintate, e per questo si presta ad essere paragonata alla campagna sociale milanese.

Bergamo

Entrambi i comuni hanno deciso di mettere in atto delle strategie – dei pungoli – per stimolare i proprietari dei cani a mantenere più puliti e igienici i parchi. Confrontiamoli.

Il comportamento osservato da entrambe le amministrazioni è una forma di pigrizia che colpisce i cittadini quando si trovano in un parco. Sembrerebbe, infatti, che i proprietari di cani si comportano in maniera “virtuosa” sui marciapiedi, ma non fanno altrettanto nelle zone verdi. Questa “pigrizia” potrebbe trovare una spiegazione in quello che gli esperti chiamano “easy of recall bias”, ossia quel fenomeno che richiama alla mente sensazioni, spiegazioni o ricordi che sono maggiormente impressi nella nostra memoria – vuoi perché è successo più di recente, vuoi perché ha un impatto molto più impressionante o semplicemente fa parte del nostro retaggio personale (uno degli esempi di scuola più tipici di questo tipo di bias è la credenza che gli incidenti d’aereo provochino in media più morti di quelli in auto). Forse, noi cittadini, siamo così poco abituati al verde, che ci bastano due fili d’erba per essere trasportati in uno scenario primitivo di condivisione animale degli spazi aperti. Parco = area dove ci sono gli animali. Di conseguenza questi ultimi possono comportarsi selvaggiamente.

Milano ha reagito a questo fatto giocando su un detto molto antico, secondo cui schiacciare la cacca di un cane porterebbe fortuna. Tutti sappiamo che si tratta di uno stratagemma utile ad alleggerire una situazione spiacevole, ma col tempo può aver determinato il fenomeno che in Behavioural Law è chiamato della “credenza”. Una certa situazione è tradizionalmente spiegata in un certo modo, su cui è difficile poi cambiare opinione. La campagna sociale del comune milanese punta quindi sulla spiegazione scientifica e la sensibilizzazione cittadina al tema delle malattie che i parassiti canini possono portare (e la salute è un buon campo su cui puntare. Da uno studio riportato dal CICAP – associazione che promuove la corretta informazione scientifica – sembra che in Italia l’interesse scientifico prevalente sia quello sulla salute: il 68% degli italiani legge articoli inerenti temi di medicina).

Il comune bergamasco, invece, di fronte a un atteggiamento sostanzialmente pigro, offre una soluzione più immediata: mette a disposizione dei sacchetti per le feci dei cani. Probabilmente la giunta comunale di Bergamo avrà fatto questo ragionamento: se i proprietari di cani non raccolgono le feci perché sono pigri, figuriamoci se si ricordano di comprare e di portare con sé i sacchetti per la raccolta della pupù.

C’è poi da tenere in considerazione il fatto che ancora non ci sono disposizioni normative che multano coloro che non raccolgono le feci del proprio cane all’interno delle aree canine (mentre questa disposizione è prevista sui marciapiedi).

Forse una soluzione veramente vincente sarebbe quella congiunta. Oltre a modificare in fretta la normativa (introducendo quindi la sanzione amministrativa anche per le dimenticanze all’interno delle aree recintate per i cani), si potrebbe pensare ad un contenitore porta sacchetti da posizionare nei parchi e giardini, che oltre al numero verde da chiamare in caso di scarsità di sacchetti, riporti anche una breve frase che sensibilizzi i cittadini al tema dell’igiene e della salute.

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