Libri e sconti fiscali

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Qualche settimana fa, una quarantina d’istituzioni culturali e scientifiche italiane (tra cui l’Accademia della Crusca, quella dei Lincei, l’ Accademia delle Scienze, Fondazione Gramsci e Società Dante Alighieri), ha avanzato la proposta di rendere detraibili i libri nella dichiarazione dei redditi. Secondo gli accademici questo intervento incentiverebbe l’acquisto dei libri, quindi la produzione editoriale, risollevando così le sorti delle librerie.

A Palazzo Montecitorio molti hanno commentato quest’ipotesi come “provocatoria”, mentre altri hanno sottolineato il fatto che questo provvedimento determinerebbe, eventualmente, un aumento di coloro che già lettori sono, ma non avrebbe una capacità incentivante su coloro che in libreria ci entrano solo  per acquistare i libri ai figli quando imposti dai professori per le vacanze estive. ( suggerisco la lettura di questo articolo su Lìberos – fate attenzione, si accede solo dopo iscrizione).

Premetto che sono favorevole a qualsiasi iniziativa che miri a incentivare la cultura letteraria. Temo, però, che questa proposta sia poco efficace a causa di alcuni fattori coinvolti. Vediamoli insieme.

In Behavioural Law, così come in Behavioural Economics, un’importanza centrale è data all’opzione cosiddetta di default. Cioè quell’impostazione predefinita che consente di usufruire di un servizio senza fare niente, come la suoneria preimpostata del cellulare, lo sfondo della casella di posta gmail, fino ai piani pensionistici dei dipendenti pubblici.

Nel comportamento umano, infatti, gioca un ruolo fondamentale l’inerzia, che vince in modo clamoroso sull’azione. Siamo più bravi a comportarci in negativo: a non fare, piuttosto che a fare. Nel post intitolato L’effetto Framing, mostro come lo psicologo premio nobel Daniel Kahneman spiega questo fenomeno descrivendo le due tipologie di sistemi cognitivi che caratterizzano il nostro cervello. Come i jiinn – buoni e cattivi – delle favole orientali, in noi sono presenti due sistemi: il sistema 1, rapido, veloce, intuitivo e poco faticoso, e il sistema 2, addetto invece alle situazioni di maggiore attenzione, lento, deduttivo e molto pigro. Gli architetti delle scelte s’interessano in particolare al sistema 1, cioè cercano di capire come questo funziona in certe situazioni, in modo da creare un contesto decisionale consono alle sue reazioni, in modo tale che se anche il sistema 2 decide di non entrare in azione per aiutarci a prendere la decisione migliore per il nostro benessere, in qualche modo siamo facilitati a prenderla comunque.

Questo per dire che: detrarre dalla dichiarazione dei redditi i libri comporta tenere traccia dei pagamenti (quindi collezionare un’infinità di quei foglietti bianchi così facili da perdere o da buttare), fare conti aggiuntivi durante la compilazione del 730, perdere maggiore tempo e dover aspettare mesi prima del rimborso. Per non parlare del fatto che dal momento dell’acquisto del libro a quando ricevo il rimborso, può passare anche un anno. Il valore dello sconto viene percepito di meno, perché il tempo tende a cancellare la memoria.

Forse, sarebbe più efficace uno sconto immediato. E su questo punto arrivo ora.

Dopo qualche tempo dall’introduzione delle carte di credito in America, la Federal Reserve fece un’audizione di fronte al Senato, dove sostenne che il sovrapprezzo applicato dai negozianti per l’uso delle carte di credito (dovuto al costo dell’impianto e dell’avvio) era equivalente a un eventuale sconto che poteva essere concesso dal negoziante se l’acquirente pagava in contanti. Uno studio che ha analizzato gli effetti psicologici degli sconti, poi pubblicato sul Journal of Economic Psychology nel dicembre 2011, ha mostrato, però, che i due meccanismi non sono uguali. In altre parole: se metto il prezzo di un bene a 100 e poi applico uno sconto di 2 per chi paga in contanti, non ottengo lo stesso effetto psicologico che se metto direttamente il prezzo a 98 e poi accollo un costo di 2 a chi paga con la carta di credito. La seconda opzione fa diminuire nettamente l’utilizzo della carta.

Trasportando questo esempio nel caso dei libri, se proprio si vuole aumentare il numero di lettori, le possibilità potrebbero essere le seguenti:

– in base a quanto detto sopra sul sistema 1 e 2, si rende “default” la detrazione del prezzo del libro. Si abbasso da subito il costo, pubblicizzando alla grande l’abbassamento del prezzo dei libri (l’esperienza Amazon parla da sé, ovviamente prima del provvedimento normativo che pone dei tetti massimi alla scontistica applicabile sui libri – legge 27 luglio 2011 n.128).

– se proprio non è possibile automatizzare l’agevolazione fiscale, si può porre accanto al prezzo del libro, il prezzo effettivo che avrebbe se faccio la detrazione. Un po’ come succedeva con l’ingresso della moneta unica, che a fianco il prezzo in euro si è mantenuto per qualche tempo un cartellino che riportava il prezzo in lire. Il confronto visivo dei due prezzi, ricorderebbe e incentiverebbe le persone ad agire e compilare la voce libri nel 730, o simili.

In conclusione, secondo le evenienze sperimentali della Behavioural Economics, la detrazione fiscale non è uno dei pungoli migliori (fate riferimento anche a quello che è successo in Inghilterra con i pannelli solari, descritto nel post Incentivi ed Ecobonus). Tuttavia, se l’agevolazione fiscale rappresenta la sola strada che si può a oggi intraprendere, questo provvedimento potrebbe essere affiancato dalle opzioni che ho elencato sopra.

Mi domando, infine, se gli accademici autori della proposta hanno preso in considerazione un’indagine su campo, attraverso delle interviste a campione, in cui è domandato il giudizio su quest’iniziativa alla fascia di popolazione interessata dallo sgravo fiscale (per lo più famiglie e over 30). Sarebbe poi necessario lanciare un provvedimento pilota e vedere come va. Ovviamente sono tempi un po’ lunghi, ma forse neanche troppo, se ci fosse la volontà.

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One thought on “Libri e sconti fiscali

  1. Pingback: L’ Autocontrollo | BehaviuoralLaw Blog

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