Insegnamenti pratici dai monaci buddisti

TaraKMC

Oggi non parlerò di Nudge e spinte gentili, ma voglio scrivere alcune riflessioni che ho maturato in quest’ultima settimana. Sono appena tornata da un 7 giorni trascorsi in un monastero buddista nel Derbyshire, Inghilterra (in alto la foto del posto). Nel mezzo della campagna inglese più isolata si erge questa splendida magione ottocentesca che ospita monaci e monache buddisti, una comunità di fedeli e una decina di insegnanti (rigorosamente buddisti) della scuola elementare che il monastero ospita al suo interno.

Non sono buddista, ho deciso di fare questa esperienza perché da qualche mese pratico lo yoga, disciplina che ho sempre guardato con diffidenza, essendo io più persona attiva che riflessiva e piuttosto poco elastica. E’ stata una rivelazione. Dopo le prime lezioni ho sentito un vero e proprio giovamento sia nel corpo che nella mente. E’ anche vero che è importante trovare la propria disciplina. Tutti conosceranno l’hatha yoga, la forma più tradizionale di yoga che comprende una serie di esercizi psicofisici, toccasana per chi ha problemi di schiena e per il rilassamento. Personalmente preferisco l’Aishwara Yoga, disciplina insegnata dal Maestro indiano Sri Tathata e che si focalizza molto su esercizi di respirazione, meditazione, ripetizione di suoni sacri e canto (parte, quest’ultima, che senza dubbio prediligo!). E’ molto dinamico, e le tecniche cambiano rapidamente adattandosi ai cambiamenti dell’ambiente in cui viviamo. Ma ci sono un’infinità di discipline, Kundalini yoga, Ayuryoga, yoga dinamico..insomma, ce n’è per tutti i gusti. L’importante è trovare ciò che più corrisponde ai propri bisogni, senza abbandonare la ricerca dopo la prima lezione di prova. Certo fa tanto anche la compatibilità caratteriale con il maestro e i compagni di corso (il centro dove pratico io lo yoga si chiama Ombelico del Mondo, i maestri, Fiammetta e Riccardo sono molto competenti e simpaticissimi! Altro centro dove praticare lo yoga a Milano è la Scuola Olistica Ananda Ashram).

Tutto questo per dire che ero curiosa di approfondire e toccare con mano ciò che ho praticato una volta a settimana in una palestra milanese e immergermi nella realtà da cui quella pratica deriva. Non sapevo un gran ché di buddismo, adesso so qualcosina di più, in particolare che la meditazione fa un gran bene. Una settimana certo non è sufficiente per liberarsi dalle proprie abitudini mentali e ormai, con la mia distorsione professionale, non ho potuto fare a meno di riportare alcuni Dharma – insegnamenti sacri del Buddha – in un contesto di quotidianità occidentale. Di seguito, dunque, alcuni insegnamenti che ho tratto da questa esperienza.

1° Insegnamento                                                                                                                    La pulizia per il buddismo è un’esercizio di pulizia interiore. Le faccende di casa sono cosa seria perché pulendo e riordinando si puliscono e si riordinano i propri pensieri. Al di là del fatto che si possa condividere questa filosofia ( se si pulisse una volta al mese si potrebbe avere questo effetto benefico, ma pulire ogni giorno i piatti può essere solo scocciante!), i monaci compiono le proprie mansioni individualmente ma mai da soli. Trovandomi un giorno a risistemare il refettorio, una monaca mi spiegava che i monaci lavorano sempre in silenzio (beh in quel momento lei stava infrangendo – penso anche volentieri – questa regola)  e seguendo il ritmo dei monaci che hanno a fianco. Ognuno svolge una mansione diversa, ma ciascuna funzionale all’altra. Il proprio lavoro può facilitare o ostacolare quello dell’ altro ed è sempre diretto ad un obiettivo comune. Nonostante la sua pratica crei benessere al singolo individuo.  (Consiglio a chi interessato all’argomento la lettura di questo simpaticissimo libretto: Manuale di pulizie di un monaco buddista, edito Vallardi, 2012)

Se quest’attitudine la portiamo all’interno di un ufficio, le regole rimangono le stesse. Può forse sembrare ovvio, ma non è poi così banale. Quando a lavoro svolgiamo i nostri compiti spesso lo facciamo focalizzandoci esclusivamente su di noi, sul nostro far bene, sul nostro eccellere, sul voler finire il prima possibile per cominciare il weekend, per ricevere lo stipendio a fine mese. Ci dimentichiamo di allargare la prospettiva e andare al di là della propria scrivania. Ma il posto di lavoro è come un albero con molti rami su cui ciascuno è posizionato e che comunica con gli altri.

A mio parere i dirigenti di un’impresa dovrebbero curarsi, più che dei profitti, del ritmo con cui i propri dipendenti lavorano tra di loro. Più questo è dinamico e armonico, più i risultati saranno migliori. Più che incoraggiare il singolo, i superiori dovrebbero insegnare a lavorare in gruppo e a rispettare il lavoro altrui. Non a caso le imprese dove il gioco di squadra è più forte, l’ambiente è migliore e i risultati visibili, proprio perché le ruote dello stesso carro girano all’unisono e alla stessa velocità. Pensate ad una macchina le cui ruote girano a velocità diverse, e magari con direzioni diverse.. fa fatica a procedere e impiega un lungo tempo per raggiungere la propria meta.

2° e 3° Insegnamento                                                                                                      Come ho accennato all’inizio, all’interno del centro buddista, vi è anche una piccola scuola (Kadampa Primary School). Nonostante la scuola sia pubblica e i bambini non devono essere necessariamente buddisti, gli insegnamenti si differenziano leggermente da quelli di una scuola tradizionale. Ad esempio, ogni giorno i bambini, appena arrivati, fanno 20 minuti di meditazione, che ripetono dopo pranzo. Mi hanno spiegato che questo serve per aiutare i piccoli studenti a lasciare fuori dai cancelli la propria famiglia e le vicissitudini personali, a focalizzarsi sul nuovo ambiente in cui si trovano e a raccogliere tutte le energie per apprendere il più possibile. E’ prevista, poi, un’ora di self-learning: i bambini si dedicano ad approfondire individualmente ciò che più interessa loro. Durante la giornata, infine, ogni alunno è incaricato di una mansione: aggiornare il calendario, pulire l’aula, condurre la classe in refettorio, e così via..”Piccole responsabilità che li aiuta a sentirsi parte della scuola e appassionarcisi di più”.

Consiglio a tutti i manager di fare un giro in quella scuola. E’ una fonte di ispirazione continua. Perché non prevedere anche a lavoro 10 minuti di meditazione in cui si lasciano andare tutte le preoccupazioni e i doveri personali e ci si proietta nel mondo dell’ufficio? La prima ora di lavoro non è mai quella più efficiente: appena arrivati da un viaggio in mezzo al traffico, o in metropolitana di 30 minuti, magari sotto la pioggia e senza ombrello. Recuperare la concentrazione e le forze mattutine può far bene non solo alla salute dei propri dipendenti (che magari si assenteranno di meno a lavoro se più in forma) ma ai risultati dell’azienda stessa. E perché non prevedere anche un’ora dove tutti i dipendenti sono chiamati a pensare nuove soluzioni per migliorare un processo interno all’azienda? E cosa dire di affidare in maniera rotatoria qualche compito direttivo in modo da creare maggior lealtà nei confronti del proprio ambiente lavorativo?

4° Insegnamento                                                                                                            Questa settimana in Inghilterra mi ha mostrato che a volte bastano pochi giorni per aprire la propria mente e trarre da culture diverse nuove soluzioni a vecchi problemi. Perché non istituire una settimana di ferie extra con compiti a casa: al ritorno si deve consegnare un elaborato dove si descrivono le modalità di risoluzione di problemi nella popolazione che si è visitato, con suggerimenti creativi da applicare alle problematiche della propria azienda.

Mi rendo conto che questi insegnamenti si adattano più ad una realtà lavorativa privata che pubblica. Ma con qualche accorgimento, forse, anche il settore pubblico potrebbe beneficiarne. Mi piacerebbe tanto che questo mio post possa essere di stimolo per qualcuno che abbia voglia di svolgere uno studio su questo soggetto.

Per chi invece fosse interessato a compiere la mia stessa esperienza, questa la pagina di riferimento. Vi avverto, non è una vacanza rilassante: si lavora duro e la disciplina è tanta. Ma il divertimento è altrettanto e il posto è immerso nella splendida campagna inglese: per chi cerca un po’ di quiete per qualche giorno è il posto perfetto. Om shanti !

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