Adolescenti e Corti Supreme

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Il 3 agosto 2012, all’Orange County Convention Centre, il dottor Steimberg, esperto in psicologia evolutiva, ha esposto una presentazione dal titolo: “Should the Science of Adolescent Brain Development Influence Public Policy?”. Da alcune ricerche condotte alla Temple University, infatti, il professore e il suo team di ricerca hanno scoperto che il cervello di un adolescente non si sviluppa omogeneamente, ma alcune strutture neuro-cognitive raggiungono un livello di maturità prima di altre. In particolare sembra che le facoltà intellettuali siano quelle che si sviluppano prima (circa a metà adolescenza), mentre quelle legate alla gestione delle emozioni – come ad esempio l’autocontrollo – maturano solo verso la fine dell’adolescenza, se non addirittura nell’età adulta.

Diversamente da un adulto (ovviamente sano e con tutte le facoltà mentali ormai sviluppate), gli adolescenti fanno molta fatica a controllare le proprie azioni, perché i centri neuronali adibiti alla sensazione della ricompensa sono molto attivi. Di qui la difficoltà per un ragazzo ad auto controllarsi, e a preferire invece il coinvolgimento in attività rischiose, avventate, poco lungimiranti e a volte criminali. Più la ricompensa è alta, più alto è il rischio.

Questa scoperta è interessante soprattutto alla luce di un’importantissima sentenza americana (Miller v. Alabama) dove la Corte Suprema, dopo aver ascoltato l’American Psychological Association (APA) che presentava la ricerca di Steimberg, ha deciso che gli statuti che prevedono obbligatoriamente la pena di morte o l’ergastolo nei casi di omicidio sono incostituzionali se coinvolto è un’adolescente.

In base allo studio di Steimberg, infatti, gli adolescenti potrebbero essere maturi per alcune decisioni, ma non per altre. Ad esempio un sedicenne è perfettamente in grado di decidere che cura medica è meglio intraprendere. Ma fa molta fatica a pensare alle conseguenze di una guida veloce tra strade metropolitane trafficate. Per la Corte americana è quindi ingiusto punirlo con una pena troppo severa.

Questa sentenza (che farà da precedente per tutte le prossime a venire), ha compiuto senza dubbi un passo enorme verso una maggiore sensibilizzazione alle caratteristiche psicologiche dell’essere umano. Dei suoi processo evolutivi che differiscono da singolo a singolo.

Se la ricerca della Temple University influenzerà altre Corti o legislatori è difficile dirlo, certo ha aperto uno spiraglio di discussione potenzialmente molto incisivo. Probabilmente, poi, qualcuno utilizzerà queste evenienze per limitare i diritti dei minori e come base per una disciplina più paternalistica.

Chissà che non possa invece essere di stimolo per ideare nuove “spinte gentili” capaci di modificare alcuni comportamenti avventati e pericolosi dei ragazzi, che oggi si trovano sempre più pieni di mezzi che consentono loro immediatamente di fare ciò che li aggrada di più.

Nello scorso posto ho dimenticato di riportare la mia esperienza al Cresa. In effetti non ci sono stata, il professor Motterlini è stato impegnato con il rettore tutto il pomeriggio, e il nostro incontro è stato rimandato a settimana prossima. Ad ogni modo il post è stato letto e la risposta alla mia domanda (se il fatto che l’amigdala è una delle parti più ancestrali del nostro cervello c’entra con il fatto che il sentimento che suscita – la paura della perdita – è prevalente su altri tipi di emozioni) è la seguente. Premetto che dalla risposta si deduce che non c’è ancora nulla di certo, infatti il professor Motterlini mi ha scritto dicendo che semplicemente la perdita via amigdala è un campanello di allarme evolutivo che suona più forte.

Questo non spiega come mai quel campanello suoni più forte, ma magri può essere un punto di partenza per indagare più a fondo.

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