Povertà e inquinamento: una risposta possibile nei Paesi emergenti

spazzatura

Cari lettori, scusate la lunga assenza: sono stata in India per un mesetto a fare volontariato. Che esperienza! Al di là delle vicende umane vissute con le persone che ho incontrato durante il mio lavoro, andare in India significa essere catapultati in un mondo straordinariamente diverso da tutto ciò che a noi italiani, europei, e in generale occidentali, può sembrare familiare. Dai colori agli odori, dal cibo ai vestiti, ogni momento è una scoperta di un’esistenza fatta di usanze, credi e tradizioni così distanti dalle nostre da rendere il tutto estremamente affascinante. Non la smettevo di fare fotografie, tanto che la famiglia che mi ha ospitato a Dehli mi prendeva quasi in giro. Ma lì anche i carretti della frutta e della verdura sul ciglio delle strade hanno un che di esotico!

La povertà poi è tanta, i bambini soli per le strade innumerevoli, la qualità della vita per molti è molto bassa. Lo smog è a livelli inimmaginabili e il traffico…o mamma il traffico ! La cosa che mi ha colpito di più sono le fermate degli autobus. Di solito funzionano così. Le persone, numerosissime, aspettano in modo disordinato in mezzo alla strada (tanto che io all’inizio pensavo stessero partecipando a qualche manifestazione..). L’autobus – che può o non passare.. – quando poi arriva, già stracolmo, non si ferma alla fermata. Rallenta. I più veloci e atletici prendono la rincorsa e ci saltano su! Gli altri fanno a spintoni per prendere i tanti taxi che seguono saggiamente l’autobus. Così si fanno gli affari a Dehli, sfruttando un mal funzionamento pubblico !

Questo, come tanti altri episodi mi hanno fatto riflettere sul ruolo della legge e in particolare della Behavioural law. Vivere in prima persona un Paese con una cultura estremamente differente dalla mia, mi ha permesso di capire quanto sia davvero importante uno studio e un’analisi attenta e approfondita delle persone destinatarie di una normativa, perché questa possa essere efficace nel suo obiettivo. Nella comunità di rifugiati tibetani in India dove ho lavorato, ad esempio, era all’ordine del giorno sputare. S’incontrano di continuo sia uomini che donne che si liberano tranquillamente dei propri umori facendo anche un gran bel baccano! Da noi è vissuto come un gesto piuttosto maleducato, a volte di avversione o ripulsa. So che in alcuni comuni italiani è addirittura vietato e i vigili possono anche dare una multa. Sarebbe inconcepibile in Tibet..

Mi sono inoltre resa conto che la “legge comportamentale”, ovvero la legge utilizzata come strumento per modificare una data situazione, non è ancora diffusa e utilizzata ovunque. In questo mese ho cercato qualche forma di Behavioural law per poterla riportare su questo blog ed essere d’ispirazione per noi occidentali. Francamente ho fatto un po’ fatica, non ho visto una presenza così importante delle regolamentazioni da indurre cambiamenti nei comportamenti. Al contrario ho notato un poco efficiente utilizzo dei mezzi a disposizione per migliorare delle situazioni limite, come lo smog e i rifiuti.

Esempio. Soprattutto a nord, dove ho passato la maggior parte del tempo, ho incontrato numerosi cartelli che sensibilizzano alla cura dell’ambiente e al riciclo. Ma se cammini per strada poi i rifiuti abbondano. E il problema della sporcizia in India ormai c’è da tantissimo tempo. Forse semplici cartelli propagandistici non bastano. Pensando poi che una fetta molto consistente della popolazione indiana è pure analfabeta, i segnali come questi che vi metto qui sotto sono decisamente inutili.

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Invece un’altra soluzione può essere più producente. Ma vediamo prima alcuni dati.

Secondo l’ultimo rapporto dell’International Solid Waste Association (associazione che riunisce gli operatori di tutto il mondo del settore smaltimento rifiuti) ogni anno vengono prodotti 4 miliardi di tonnellate di rifiuti. E nei prossimi 10 – 15 anni si potrebbe assistere a un aumento di questa produzione anche del 50 %, arrivando quindi a più di 6 miliardi di tonnellate di spazzatura annui.

Oltre a questi dati è da considerare che più di 3,5 miliardi di persone non ha accesso ai più elementari servizi di gestione della spazzatura, creando montagne di rifiuti abbandonati che portano danni all’ambiente (secondo l’ISWA i rifiuti urbani rappresentano il 12 %delle emissioni mondiali di metano e il 5 % della produzione totale del gas serra) e alla salute enormi.

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Ma oltre ai danni all’ambiente e ai problemi di malattie, la gestione dei rifiuti urbani rappresenta una delle voci di costo più pesanti nei bilanci delle amministrazioni pubbliche, e continua a crescere con l’aumento della popolazione e il progresso economico. La Banca Mondiale ha stimato che la gestione dei rifiuti costa alla comunità 205 miliardi di dollari l’anno. Cifra, anche questa, che potrebbe raddoppiare nei prossimi 10 – 15 anni.

In quelle nazioni, poi, dove lo sviluppo d’impianti e tecnologie è in ritardo, i costi di smaltimento sono più elevati. In più questi paesi, dato il loro utilizzo massiccio di discariche, diventano la destinazione ultima dei rifiuti speciali (industriali) e più pericolosi: secondo il rapporto dell’UNEP (il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite) solo dall’Europa sono arrivate nell’Africa occidentale 220 tonnellate di rifiuti ellettrici ed elettronici, estremamente pericolosi e inquinanti se non trattati in maniera adeguata.

Ma torniamo in India. Dove il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema è maggiore che nei 26 stati più in difficoltà dell’Africa: solo negli 8 stati a nord dell’India vivono 420 milioni di poveri, mentre il continente nero ne ospita 410. Il parlamento indiano sta esaminando in questi mesi una legge sulla sicurezza alimentare nazionale che prevede la distribuzione di 5 kg di grano mensili a 800 milioni di persone, 2/3 della popolazione. Costo: 24 miliardi di dollari all’anno. Questa legge probabilmente incontrerà numerose difficoltà, data la forte opposizione che a essa sta manifestando la WTO (l’Organizzazione mondiale del commercio), che la ritiene semplicemente l’ennesima scappatoia dell’India “per ricevere sussidi potenzialmente illimitati e distorsivi del mercato”.

Alla luce di questi fatti perché non pensare a una proposta di legge che combini la soluzione del problema povertà e dell’inquinamento, in modo più efficace e meno costoso magari?

Si potrebbe, infatti, prevedere la costituzione di punti di raccolta rifiuti (magari differenziati a seconda dei materiali) dove in cambio della lattina di coca cola, ad esempio, è dato un contributo in denaro o sotto forma di buono alimentare. A mio parere questo meccanismo innescherebbe una serie di conseguenze positive:

– chi tra i rifiuti ci vive e dorme comincerebbe a fare un po’ di pulizia, guadagnando magari quel minimo per mangiare almeno due volte al giorno

– si creerebbe un’occupazione utile e dignitosa per i più disperati, che spesso invece cadono vittima di sfruttamenti, abusi e attività illegali

– le persone, seppur indirettamente, comincerebbero a sensibilizzarsi al problema della gestione rifiuti

– le strade sarebbero più pulite

– lo Stato risparmierebbe sui fondi stanziati per i servizi di recupero e smaltimento rifiuti e sui servizi sanitari.

Tutto ciò a un costo estremamente contenuto. In India si riesce a mangiare in abbondanza e bene con 10 euro al giorno. Una pagnotta di pane da 1 kg costa 30 rupie, ovvero 40 centesimi. Vuol dire che la ricompensa per ogni rifiuto può essere inferiore a 1 centesimo. Pensiamo a quanti rifiuti potrebbero essere raccolti e remunerati con un fondo di 24 miliardi di dollari stanziati all’anno.. se ipotizzassimo di remunerare ogni rifiuto 1 centesimo, destinando pure 3/4 miliardi all’organizzazione e all’installazione di punti di raccolta rifiuti, con 20 miliardi di dollari si raccoglierebbero 2 mila miliardi di pezzi di scarto. Non ho i dati necessari per fare delle stime corrette, ma senza dubbio sarebbe un bel risparmio per le amministrazioni pubbliche indiane.

Certo questa misura non risolverebbe la fame nel mondo e i problemi dei rifiuti in India, ma potrebbe cominciare a creare un tassello per arrivare a misure ancora più efficaci. In Italia ad ogni modo sembra stare funzionando. Dal 2011, infatti, la campagna itinerante “Riciclare conviene” promossa da tetra Pak e la catena dei supermercati E.Leclerc-Conad ha raccolto oltre 150mila contenitori Tetra Pak in cambio di 55 mila “eco-scontrini” emessi. A Modena, Forlì, Rimini, Bologna, Santo Stefano di Magra, Terni, e quest’anno anche a Torino, sono state posizionate in determinate aree della città delle postazioni automatiche in cui, in certi periodi promozionali dell’anno, inserire i contenitori Tetra Pak. Così facendo si ottiene un eco-scontrino che dà diritto ad uno sconto sulla spesa presso i supermercati E.Leclerc-Conad. Un incentivo alla cultura del riciclo, per ricordare che impegnarsi per l’ambiente ha un duplice risultato, ambientale ma anche economico. Il rifiuto è una risorsa che consente di risparmiare denaro e materie prime. Per non parlare delle ricadute positive dei promotori, che così facendo possono contare su di un aumento e una fidelizzazione dei propri clienti.

Complice di questo successo è senz’altro la crisi, dove – lo sappiamo – gli incentivi economici sono i più potenti strumenti per muovere le persone verso una data direzione. E se questa direzione può portare benefici alla popolazione, all’ambiente e agli organismi privati e pubblici, perché non utilizzarli per risolvere quei problemi che sembrano ormai da troppo tempo irrisolvibili? Una soluzione, da qualche parte, c’è sempre. E se non servisse alla risoluzione definitiva, sarebbe comunque un miglioramento.

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6 thoughts on “Povertà e inquinamento: una risposta possibile nei Paesi emergenti

  1. Pingback: La politica contro la lotta alla fame | BehaviuoralLaw Blog

    • Ciao Lisa,
      ti consiglio di andare sul sito http://www.lhasocialwork.org e contattare direttamente l’associazione. Sono molto carini e ti potranno fornire tutte le informazioni che desideri. Altrimenti puoi anche decidere di andare direttamente a McLoad Ganj e cercare l’attività di volontariato che più ti piace, lì è pieno e sono tutti felicissimi di accogliere il tuo aiuto. In alternativa potresti provare a fare un campo di volontariato con il Servizio Civile Internazionale:http://www.sci-italia.it. Nella Home Page troverai diversi tipi di volontariato (a breve/lungo termine, nei paesi del nord o sud del mondo). Sono campi molto belli e di solito ben organizzati. Non so di che città sei, ma puoi provare anche a contattare i gruppi locali, incontrare gli attivisti di persona in modo da avere un’idea più completa di che cos’è lo Sci.

      Complimenti per questa tua voglia di far parte in modo più attivo nel mondo.

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